Del gioco patologico Francesco Bernardino Cicala, giovane filosofo del secolo dei Lumi, aveva conosciuto gli aspetti più degradanti. Ma alla fine ne era uscito. Lo dichiara in questo godibile volume sul mondo dei giocatori d’azzardo, pubblicato la prima volta a Napoli nel 1790. Dopo circa due secoli lo psichiatra e psicoterapeuta Giulio Corrivetti (direttore dell’Unità operativa di Salute Mentale “D” della ASL Salerno 2) e la storica Maria Rosaria Pelizzari (docente di Storia contemporanea e Storia sociale all’Università di Salerno) lo ripubblicano in edizione critica, sottoponendo lo scritto e il suo autore ad un’attenta analisi che ne rivela non pochi tratti di sorprendente modernità.
Cicala ricostruisce l’iter attraverso il quale il gioco si insinua nell’animo umano: dapprima sotto le spoglie del divertimento ingenuo; successivamente, come bisogno ossessivo, che arriva a dominare tutte le facoltà dell’animo. L’uomo allora si trasforma in giocatore incallito e perde ogni rapporto col tempo e con la realtà: vive solo in funzione della sua passione.
L’opera si impone come originale e avvincente riflessione sulle manifestazioni del gioco d’azzardo patologico, cento anni prima che comparissero sulla scena Freud e la psicanalisi, e duecento anni prima che le neuroscienze offrissero un’ulteriore chiave di interpretazione del fenomeno. Ne emerge un materiale di facile lettura e di piacevole sintesi narrativa, che coinvolgerà il lettore in una carrellata di aspetti in cui interagiscono conoscenze offerte dalle neuroscienze, dalle psicologie dinamiche e del comportamento, dalle scienze umane e dall’analisi storiografica.
L'autore.Francesco Bernardino Cicala, nato a Lecce nel 1765, si cimentò giovanissimo con la scrittura. A 20 anni aveva già composto due tragedie: Marcantonio in Egitto (rimasta inedita) e Gli Arsacidi, rappresentata con successo a Napoli, al teatro dei Fiorentini, replicata in varie città italiane e pubblicata per la prima volta nel 1789. Tra le sue tragedie ricordiamo: Merope, La dinastia degliEraclidi, Meride, Erode (rimaste manoscritte), Ermione, rappresentata per la prima volta nel 1797, edita nel 1798.
Ammesso, a soli 22 anni, all’Accademia dell’Arcadia con il nome di Melindo Alitreo, a 27 anni fu accolto nell’Accademia Reale di Scienze e Belle Lettere di Napoli. Fu inoltre socio dell’Accademia del Buon Gusto di Palermo, e di quella dei Pastori Ereini-Imerei. La maggior parte dei poemi e delle tragedie fu pubblicata nei due volumi delle Opere (Lecce 1814). Nel 1799 Cicala aderì alla Repubblica Napoletana. Al ritorno dei Borbone, cominciarono per lui due anni di carcere e di persecuzioni: fu anche costretto a fuggire fuori dal regno. Tornato in patria con l’arrivo dei Napoleonidi, si stabilì a Lecce, dove morì nel 1815.
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Il gioco d'azzardo. Saggio filosofico e critico sulli giuochi di azzardo
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